La fotografia guarda negli occhi il dolore: il workshop con Sergio Ramazzotti

Noi di Sfm, noi Pietro e Anna, fotografi da anni, abbiamo avuto il privilegio di vivere un’esperienza rara, intensa, di quelle che non si dimenticano facilmente e che ci ha segnato in maniera profonda inaspettatamente: partecipare a un workshop con Sergio Ramazzotti, autore e testimone diretto di una fotografia che nasce nei luoghi più difficili del mondo.

Non è stato un semplice incontro tecnico. Non si è parlato di fotocamere, obiettivi o impostazioni. È stato un confronto profondo con il senso stesso del fotografare.

Ramazzotti ci ha portati dentro il suo modo di affrontare il lavoro: paesi feriti da guerre, territori segnati dalla povertà, malattie, tragedie umane, sofferenza vera. Luoghi in cui la fotografia smette di essere estetica e diventa testimonianza, urgenza, coscienza.

Con lucidità e forza ci ha raccontato cosa significa trovarsi davanti al dolore e scegliere comunque di documentarlo. Non per freddezza, non per distanza, ma per necessità morale. Perché certe storie, se non vengono raccontate, rischiano di scomparire due volte.

Mathiang (Upper Nile State, South Sudan), the armed guard at the government commissioner’s residence.
Kuernyang (South Sudan), a WFP helicopter with food aid has landed in this village heavily affected by the floods. The food is being offloaded by the villagers.
Refugees queue for food and humanitarian aid having crossed over the border to escape the fighting in Kosovo. The boy in the green jacket is Petrit Halilaj who went on to become a world famous artist.

Uno dei momenti più forti del workshop è stato il racconto del libro “Su questa pietra”, un lavoro durissimo e straordinario che mostra fin dove può spingersi la fotografia quando incontra la realtà senza filtri.

È stato un impatto emotivo potente. A tratti devastante. Ma anche illuminante.

Per noi questo workshop è stata una serie di pugni nello stomaco….ha lasciato qualcosa di profondo: impiegare tutte le nostre energie per spiegare che la consapevolezza di una fotografia può ancora smuovere, interrogare, colpire nel profondo.

E che, in certi casi, può perfino diventare indispensabile.